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La necessità di salvaguardare
la genuinità dell'olio di oliva soprattutto per evitare commistioni con
oli di diversa origine botanica ha portato nel tempo all'individuazione
di differenti categorie di oli di oliva con diverso valore commerciale.
Negli anni lo sviluppo di nuove metodiche analitiche ha reso necessario
il continuo aggiornamento della normativa che oggi comprende oltre all'analisi
organolettiche un elevato numero di analisi chimico-fisiche.
Anche
se può sembrare sorprendente, non è affatto scontato che il risultato
della spremitura sia sempre e necessariamente un olio impeccabile dal
punto di vista qualitativo. Molti sono i fattori che concorrono a determinare
il carattere unico e irripetibile di quell'olio, spremuto in quel momento:
una pioggia torrenziale può rovinare irrimediabilmente olive che solo
pochi attimi prima avrebbero potuto dare origine ad un prodotto perfetto.
Ogni produttore dovrà fare il possibile per ottenere l'olio migliore,
innaffiando la pianta quando necessario, difendendola dai parassiti, ma
soprattutto raccogliendo nel modo migliore le olive e lavorandole il più
rapidamente possibile. La
classificazione degli Oli di Oliva
La valutazione della "qualità" di un olio viene effettuata capillarmente sui singoli lotti
di prodotto, e non globalmente sulla spremitura di tutta una stagione;
l'olio di uno stesso lotto fa normalmente riferimento ad un unico olivicoltore
che ha portato le olive al frantoio, o ad una identica zona di provenienza
caratterizzata da una determinata varietà coltivata (cultivar). Da ogni
lotto viene prelevato un campione, sottoposto alle più severe prove di
assaggio e agli esami chimico fisici e soltanto in seguito si può decidere
a quale delle classi definite dai regolamenti comunitari il prodotto
appartenga.
Una netta distinzione va fatta tra oli di oliva ed oli di sansa di oliva
in quanto i due prodotti derivano da processi produttivi diversi: una
volta spremute le olive e ottenuto l'olio di oliva i residui solidi delle
bucce e dei noccioli chiamati "sanse" contengono ancora un certo quantitativo
di olio, variabile a seconda del metodo estrattivo, quest'olio sarà estratto
con un solvente, normalmente esano, con la stessa tecnologia applicata
per la produzione degli oli di semi.
Diagramma
del processo di estrazione dei diversi oli.
La tabella presenta con diagrammi di flusso le diverse fasi necessarie
all'estrazione di un olio di oliva e di semi.
Tra gli oli di oliva
è definito "vergine" ogni olio che non sia stato sottoposto ad
altro procedimento estrattivo che quello rigorosamente fisico-meccanico,
senza impiego di solventi o di altre manipolazioni chimiche, e che non
sia stato miscelato con oli di altra natura.
Spremuta un'oliva, il prodotto che fuoriesce è perciò sicuramente
vergine;
per meritare la denominazione di "extravergine" deve dimostrarsi
del tutto privo di difetti all'assaggio e pienamente rispondente ai parametri
chimico-fisici definiti da apposite normative internazionali. Una più
elevata presenza di acido oleico libero, non è una caratteristica apprezzabile
al palato, ma viene verificata in sede di laboratorio.
L'acidità cui la normativa CEE fa riferimento è un parametro chimico legato
soprattutto alle condizioni della materia prima di origine e al suo
trattamento;
nel caso di spremitura avvenuta in condizioni ottimali saremo ben più
bassi dell'1% (inferiori allo 0,3% per oli eccezionali), ma si può giungere
anche ad un'acidità del 10% e più, nel caso di raccolto avvenuto in condizioni
climatico-tecnologiche non perfette.
Gli oli "vergini lampanti", così chiamati perché in passato erano
utilizzati per alimentare le lampade ad olio, contengono ugualmente molte
componenti naturali preziose per l'alimentazione e la salute dell'uomo (acidi
essenziali, vitamine, agenti anti ossidanti) è quindi necessario
procedere alla loro raffinazione al fine di abbassarne i livelli di acidità
libera e di eliminare le componenti aromatiche e di colore sgradevoli
senza assolutamente alterarne la struttura chimico-cromatologica.
Tabella
merceologica degli oli di oliva.
La tabella evidenzia le denominazioni e le definizioni degli oli e
degli oli di sansa di oliva secondo quanto stabilito dalla normativa europea
(1513/2001 e 1019/2002).
Un olio di oliva dopo
la raffinazione si presenta all'assaggio come una materia grassa pressoché
priva di difetti, per proporlo al consumo è necessario effettuare una
calibrata miscela con olio extravergine o vergine che gli conferisca colore
e sapore. La legge non stabilisce la percentuale minima di olio vergine
o extra da unire al raffinato: normalmente il taglio medio è sull'ordine
del 5 - 8 %, ma i migliori produttori preferiscono spingersi fino al 30
%, utilizzando unicamente extravergini che rendano ancor più gradito al
palato e nutrizionalmente perfetto il loro "Olio di Oliva".
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